Perché ha vinto Marino. Intervista a Paolo Guarino

Abbiamo intervistato per il nostro blog Paolo Guarino, responsabile della comunicazione della campagna elettorale di Ignazio Marino, eletto sindaco di Roma pochi giorni fa. La collaborazione tra Marino e Dgg consulting, lo studio di comunicazione di cui Guarino è socio, è iniziata nel 2009 quando il chirurgo si candidò segretario alle primarie del Pd. Questa volta l’esito è stato diverso.

guarinoD: Jacques Séguéla diceva che una campagna non la si vince ma che è l’avversario  che la perde. Il clima per Alemanno era da tempo negativo. Quanto hanno pesato i suoi demeriti e quanto invece credi che sia stato Marino a imporsi come candidato vincente?
R: Ovviamente parto dai meriti di Marino. Il primo è connaturato alla sua storia, che è diventato il posizionamento comunicativo della campagna. Non è un politico di professione, ma un professionista prestato alla politica. Non è politica, è Roma.
Questo posizionamento ha permesso a Marino di presentarsi e dialogare con tanti segmenti della città, sui problemi concreti e grandi progetti.  Non c’è stata alcuna contrapposizione ideologica con gli avversari, ma un marcare le differenze sempre collegato alle proposte, un guardare avanti, alle prospettive delle cose da fare. Interpretando così una voglia di cambiamento che dopo cinque anni di governo è il principale demerito di Alemanno.

D: “Non è politica è Roma” è stato uno slogan azzeccato per il nostro tempo e coerente con il profilo di Marino. Com’è nato e quali strategie avete attuato per farlo passare?
R: È nato da un brainstorming, come sempre, facendo uscire proposte e possibilità sulla base di una traccia strategica e di posizionamento. Una traccia in questo caso molto sentita visto che lavoriamo con Marino dal 2009.
Forse proprio per questo a Marino è subito piaciuto e questo ha permesso allo slogan di superare un po’ di critiche iniziali.
È stato lanciato alle primarie e l’abbiamo portato fino a tutto il primo turno, prima come messaggio principale, poi di accompagnamento a quelli tematici.

D: Con la tua società di consulenza avete curato la campagna di Marino per le primarie da segretario del Pd nel 2009. Quanto è cambiato da allora? Quanto è sensibile alla comunicazione e quanto vi ha seguito nei vostri consigli?
R: Marino è molto attento alla comunicazione. Ci ha sempre creduto, forse anche per aver vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Crede ad esempio molto nella rete, ed in questa campagna, ancor più che nel 2009, abbiamo lavorato molto su questo.
Rispetto al 2009 è più allenato, pronto a gestire le diverse situazioni comunicative, sia elettorali che ora istituzionali. Studia molto e ascolta molto, è anomalo anche in questo.

D: Che consigli avresti dato ad Alemanno per la sua campagna elettorale?
R: Meno vittimismo, meno attacchi, meno racconto delle cose fatte. Provare a fare agenda sul futuro, in positivo.

D: Spin doctor e consulenza politica: a che punto è questa professione in Italia? Cosa consiglieresti a un ragazzo che vuole fare questo lavoro?
R: La professione c’è, anche se con meno sfaccettature e profondità che in altri contesti. Il mercato è ancora piccolo. Consiglio quindi di costruirsi solide basi (ad esempio guardando tutto West Wing) e buttarsi nella sfida di inventarsi un pezzo di mercato.

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